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Tufara

Il Molise
dalle origini ai nostri giorni

Giambattista Masciotta

Volume Secondo
Il Circondario di Campobasso

Napoli
Stab. Tipografico Luigi Pierro e figlio
Via Roma, 402
1915

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Tufara

ORIGINE E DENOMINAZIONE.

- Le origini di questo Comune non risalgono forse al di là del X secolo; ed esso riceve il nome dalla roccia tufacea sulla quale è fabbricato. Nei Registri angioini del 1320 è detto "Topharia".

Lo stemma comunale porta nel campo un'aquila coronata.

POPOLAZIONE.

- Fuochi 182 nel 1532: 266 nel 1545: 138 nel 1561: 182 nel 1595: 125 nel 1648: 87 nel 1669: abit. 2400 nel 1781: 2645 nel 1835: 2380 nel 1861: 2082 nel 1881: 2040 nel 1901: 2067 nel 1911.

NOTIZIE FEUDALI.

- La notizia più remota di Tufara, che sia a nostra nozione, risale al secolo XII, poichè il Catalogo Borrellliano (380) attesta che Tufara era tenuta dal "dominus Riccardus Marthianus". Il titolare di Tufara era, dunque, della nobilissima casa di Marzano, che fu più tardi compresa fra le sette famiglie più cospicue del Regno, come avverte il Summonte (381).

Nel 1299 Tufara era tuttavia feudo di questa stirpe, e Guglielmo di Marzano, in occasione di sue nozze con Isabella di Gesualdo, assegnò alla sposa il castello di Tufara per costituzione di pegno della dote ricevuta, ed il casale di Monterotaro (nella Capitanata) "pro honore primi osculi" come si esprime l'Assenso Regio conseguito nello stesso anno e riferito dal Minieri Riccio (382).

La famiglia di Marzano finì tragicamente all'alba del secolo XV, al tempo delle lotte dinastiche fra durazzisti ed angioini.

Nei primissimi anni del secolo XIV Tufara era stata ceduta alla famiglia Gambatesa, comitale di Campobasso, che ne fu signora insino al 1465. In tale anno per le vicende politiche del titolare, le quali sono esposte nella mon. di Campobasso, Tufara venne incamerata nel demanio.

Con R.R. del 13 marzo 1465 Ferrante I d'Aragona concesse Tufara in feudo a Giovanni della Candida.

La famiglia della Candida (diramazione della Filangieri) aveva vestito l'abito di Malta nel 1424. Giovanni (marito di Vannella o Giovannella Monforte) morì nel 1494, lasciando tre figlie femmine avute da tali nozze: Lucrezia, Eleonora e Beatrice.

Lucrezia primogenita fu l'erede per Tufara. Ella fu moglie a Giovanni de Cuncto, patrizio amalfitano, e morì senza prole nell'agosto 1512.

Eleonora le fu erede (consorte di Buffillo Crispano), la quale morì nel 1531.

La famiglia Crispano, feudale di Laterza in Basilicata e poi pur di Fragneto Monforte, apparteneva al patriziato ed era ascritta al Seggio di Capuana, forse fin dai tempi di Roberto d'Angiò.

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Decio Crispano, prole di Buffillo e di Eleonora, fu l'erede materno per Tufara, e morì nel 1559. Nel palazzo marchesale, che tuttora sussiste nell'abitato, evvi allo spigolo l'arma dei Crispano col leone fiancheggiato dalle lettere D. e C. È la sigla di Decio Crispano, non sappiamo se edificatore o soltanto restauratore dell'edificio.

Erede di Decio fu il figlio Boffillo, in vita nel 1586; e successore di Boffillo junionre il proprio primogenito, del quale ignoriamo il nome, pur sapendo che conseguì il titolo marchesale sul luogo.

Dianora Crispano (forse figliuola di lui) alienò il feudo nel 1629.

La famiglia Crispano si estinse, per via femminile, nei Caracciolo principi di Avellino, ed aveva per arma uno scudo spaccato: nel primo di azzurro al leone uscente di oro, nel secondo di rosso col capriolo di oro.

Acquirente di Tufara - per 31.000 ducati - fu Antonio Carafa, della famiglia chiarissima di cui diamo i ragguagli storici e nobiliari nella mon. di Forlì nel III volume.

Camillo Carafa, erede di Antonio, vendè Tufara a Cesare Pignatelli nel 1636.

Cesare Pignatelli, dopo alcun tempo, alienò il feudo in favore di Paolo Ruffo; ma la vendita fu revocata in via giudiziaria, e Tufara tornò in dominio dei Pignatelli nel 1667, i quali ne furono signori fino all'eversione della feudalità, e cioè per centoquarant'anni senza interruzione alcuna.

L'ultimo titolare della stirpe per Tufara fu Francesco Pignatelli, marchese di Castelnuovo. Della famiglia Pignatelli possono leggersi i cenni araldici e nobiliari nella mon. Colletorto nel IV volume.

NOTIZIE ECCLESIASTICHE.

Tufara è pertinenza dell'archidiocesi beneventana. Comprende una sola parrocchia intitolata ai SS. Pietro e Paolo.

Il suo patrono era un tempo S. Vittore III; ma dal secolo XIII è il beato Giovanni da Tufara, la cui festa viene celebrata annualmente il 28 agosto e il 14 novembre.

Le chiese sono:

SS. Pietro e Paolo. - Antichissima, essendo noto ch'esisteva anteriormente al 1170, quando ne fu sagrista il poi beato Giovanni. Essa venne più volte restaurata, ed è memorabile il restauro eseguitone dal 1727 al 1740. Si compone di tre navi, di cui la mediana è più larga e più alta.

B. Giovanni da Tufara. - È una piccola cappella, in cui si venera l'icone del titolare. Vuolsi che l'edificio non sia altra cosa che l'abitazione domestica del sant'uomo. Così la tradizione popolare.

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S. Maria del Carmine. È fuori del paese, nella bella ed ampia pianura, fornita di recente di una pubblica fontana, di un abbeveratoio, e di un lavatoio.

Essa venne consacrata nel 1720, come è dato rilevare da una lapide commemorativa.

La serie degli arcipreti:

Colella Pasquale (1570-81): De Marco Donato ec. cur. (1581-83) arc. (1583-86): Rubbo Giovannantonio (1586-1610): Piciccio Giuseppe (1613-42): D'Alessandro Marcantoni (1642-48): Caramano Giambattista (1648-57): Iaforte Donatantonio (1657-69): Ferrucci Donato ec. cur. (1669-70): D'Alessandro Giuseppe (1670-1703): De Fusco Marco (1703- 04): Iaccino Girolamo (1704-20): Giglio Giambattista (1720-24): Guida Nicola ec. cur. (1724-26): Iavecchia Giambattista (1726-32): Marino Francesco ec. cur. (1732-33): Zillante Nicola (1733-47): Palmieri Giuseppe (1747-72): Marino Francesco Saverio (1772-86): Marino Giuseppe e Vitarelli Giuseppe ec. cur. (1786-87): Marino Michele (1787-1803): Anduola Giacinto ec. cur. (1803): Garzetta Gabriele (1803-24): Frezza Nicola (1824-35): Vestri Domenico (1835-60): Boragine Filippo (1860-69): Petti Nicola ec. cur. (1869-72) arc. (1872-87): Campolieto Giuseppe ec. cur. (1887-89) arc. (1889-19...

NOTIZIE AMMINISTRATIVE.

- Tufara fu sempre pertinenza della Capitanata. Nel 1799 fu compresa nel Dipartimento del Sangro e nel Cantone di Riccia. Nel 1807, stralciata dalla Capitanata, venne annessa al Molise ed assegnata al Distretto (ora Circondario) di Campobasso, ed al Governo (poi Circondario) ed ora Mandamento di Riccia, cui tuttavia appartiene.

Il Municipio è in locali di proprietà privata tenuti in fitto.

Le serie dei Sindaci:

Marino Angelico (1810-11): Russo Domenico (1812-15): Petrone Camillo (1816-26): Vestri Paolo (1827-32): Ialonardi Giuseppe (1833-37): Barrea Gregorio (1838-43): Iaconianni Francesco (1844-49): Russo Pasquale (1850-55): Vitarelli Nicola (1856-61): Frezza Felice (1862-64): D'Alessandro Vincenzo (1865-67): Frezza Felice (1868-69): De Cià Michele (1870-73): Frezza Antonio (1874-75): Toro Nicola (1876-78): Toro Francesco (1879-84): Petrone Pasquale (1885-86): Toro Filodemo (1888-90): Toro Emidio (1891-1901): Russo Giuseppe (1902-04): D'Alessandro Nicola (1905-19...

COLLEGIO ELETTORALE.

- Tufara è stata sempre compresa nel Collegio elettorale di Riccia, ad eccezione che nel periodo dal 1882 al 1891, in cui appartenne al Collegio di Campobasso 1.

AGENZIA DELLE IMPOSTE.

- Riccia.

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UFFICIO DEL REGISTRO.

- Riccia.

ISTRUZIONE PUBBLICA.

- Il Comune annovera tre classi elementari maschili e tre femminili, rette da tre insegnanti. Le scuole sono allogate in locali di proprietà privata. La spesa annua complessiva è di L.3.700.

POSTA E TELEGRAFO.

- L'ufficio postale fu impiantato nel 1890: l'ufficio del telegrafo nel 1907.

ISTITUZIONI ECONOMICHE E DI BENEFICENZA.

* Monte frumentario. - Fu istituito nel 1884, ed ha un patrimonio di tomoli 622 di grano, pari ad Ettolitri 348. Nel 1902 la sua rendita era valutata a L.757,80 gravata per L.33,63 di contributo alla Provincia. Si è progettato di trasformarlo in Cassa di Prestanze agrarie, sennonchè ostano le spese d'amministrazione.

* Congregazione SS. Sacramento e Rosario. - La sua istituzione risale ad epoca anteriore a quella del Monte Frumentario Comunale, e fornisce il grano alla ragione d'interesse d'una misura a tomolo. Ha un patrimonio di tomoli 390, e cioè poco più di 218 ettolitri. Nel 1902 la rendita ascendeva a L.105, corrispondendo L.4,66 di contributo provinciale.

* Congregazione di carità. - Dispone d'una rendita annuale di L.990. Nel 1902 essa ascendeva a L.922,56 gravata per L.40,94 di contributo alla Provincia.

ILLUMINAZIONE PUBBLICA.

- A petrolio dal 1907.

CIMITERO.

- Fu costruito nel 1888 su disegno dell'ing. Ferdinando Nudi, in sostituzione del precedente, non più conforme alle esigenze igieniche dei tempi. Il suo costo ascese a circa L.12.500. È ubicato a distanza di non oltre m. 300 dall'abitato. Non contiene cappelle private.

MEMORIE STORICHE-ANTICHITÀ.

* Il ponte di Tufara. - Esisteva nel secolo XV un ponte così detto sul Fortore, e nelle adiacenze di esso si svolse un memorabile fatto di armi tra Renato d'Angiò ed Alfonso d'Aragona, nel 1841.

Narriamo l'evento nella biografia d'Antonio Caldora, nelle notizie feudali di Trivento.

BIOGRAFIA.

Giovanni da Tufara.

- Ecco come ne tratteggia la vita il Sarnelli: "In quest'anno 1170 ai 14 novembre in giorno di sabato si riposò nel Signore il beato Giovanni eremita, nato nella Tufara, diocesi di Benevento, e già cherico sagrista della parrocchiale di S. Pietro della sua

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patria, dopo 66 anni di romitaggio, che illustrò Iddio co' miracoli, ond'egli andò mutando sempre luoco, per fuggire la celebrità del suo nome, e tre anni stette nel Monistero di S. Silvestro, 46 in una celletta, che si edificò, sette nella celletta presso al Monistero di S. Firmiano vicino alla Tufara, e 10 nel Monistero di S. Giovanni Battista nel bosco di Mazzocca, che egli edificò, e miracolosamente vi fè sorgere un fonte, che oggi si vede, e dove terminò i suoi giorni, come nei seguenti versi all'antica:

"Anno milleno, centeno, septuageno
"Virginis à partu colitur mors naque Ioannis.
"Sacti Silvestri Ecclesiam coluit tribus annis:
"In cella prima stetit hinc quadragintaque bis tres:
"In que locis Odoalde tuis hinc sedulo septem:
"Quò modo Coenobium manet hinc denis fuit annis.
"Sic numeris annis sunt sexagintaque bis tres,
"In quibus incoluit sylvas Eremita Ioannes.

"Fu di piccola statura, e vesti di bianco, siccome in una celebre apparizione fu veduto. Conservasi la sua vita e miracoli manoscritta dal Clero di quella Chiesa della Tufara, ch'è veramente una gioia preziosa" (383).

E, più in là, nel testo:

"Nel 1221 il cardinale arcivescovo Ruggiero, ad istanza dei Monaci di S. Gio. Battista di Mazzocca, delegò il vescovo di Volturara coi vescovi di Dragonara e di Monte Corvino per riconoscere il Corpo del Beato Giovanni Eremita, ed esponerlo sotto un altare alla pubblica venerazione dei fedeli colle reliquie di S. Giorgio, e di altri Santi, concedendo le stesse indulgenze, che erano al corpo di S. Bartolomeo. Siccome fù fatto a' 28 di Agosto l'anno V di P. P. Onorio III (384).

"Ed allora i detti vescovi si presero ciascuno delle Reliquie del Beato; ed il popolo della Tufara ne ottenne un braccio, che in un braccio di argento quivi si conserva in una Cappella a lui dedicata. Evvi ancora commutata in Chiesa la casa del Beato, presso cui è un pozzo di acqua, che dicono fatta nascere miracolosamente dal Santo, ed in fatti è unica in quella Terra, e che mai si secca, ancorchè manchino quelle del territorio, siccome mi fù riferito in visita da' Terrazzani" (385).

[Life of Blessed Giovanni the Eremite of Tufara, 1084-1170]

NOTE ILLUSTRATIVE E BIBLIOGRAFICHE

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(380) Vedi nota (42). [(42) Nel corso del presente e dei successivi volumi siamo assai di frequente costretti a mentovare questo "Catalogo" pubblicato la prima volta dal P. CARLO BORRELLO nel 1653 per confutare Francesco Elio Marchese, e dimostrare che parecchie famiglie ascritte ai seggi di Napoli possedevano feudi fin dai tempi normanni. L'opinione prevalsa fra gli storici reputava che il Catalogo dovesse riferirsi alla crociata del 1187; sennonchè l'illustre Capasso - dopo accuratissime e laboriose indagini - potè accertare che il Catalogo stesso è il transunto dei famosi defetari, o registri del servizio militare dell'antico Reame di Napoli sotto i Normanni, i quali dovettero essere compilati prima del 1161 ed indi rifatti non più tardi del 1168.

E potè stabilire, alresi, che di circa un centinaio di feudatari compresi nel Catalogo, pochi precedono il 1154 e il 1170: onde è in questo breve periodo di tre lustri che dobbiamo intendere riferite le signorie di cui facciamo menzione in base al Catalogo del Borrelli. (Vedi negli Atti della Reale Accademia d'Archeologia, Lettere e Belle Arti, vol. IV, Napoli, 1868, la memoria di CAPASSO BARTOLOMEO. Sul Catalogo dei Feudi e dei Feudatari delle Provincie Napoletane sotto la dominazione normanna).]

(381) Confr. a pag. 303 del tomo III dell'op. alla nota (70).

(382) Op. alla nota (66), a pag. 64. [(66) MINIERI RICCIO CAMILLO. - Studi storici fatti sopra 84 Registri Angioini dell'Archivio di Stato di Napoli. Napoli. Tip. F. Rinaldi e G. Sellitti, 1876. (Confr. a pag. 99).]

(383) Vedi op. alla nota (136), a pag. 99. [(136) SARNELLI POMPEO. - Memorie cronologiche dei Vescovi ed Arcivescovi della S. Chiesa di Benevento, etc. In Napoli. MDCXI. Presso Guglielmo Roselli. (Confr. a pag. 131).]

(384) E, cioè, dello stesso anno 1221, Onorio III essendo stato eletto pontefice nel 1216.

(385) Vedi op. alla nota (136), a pag. 110.


Trivento

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Giacomo Caldora morì nel 1439.

Antonio Caldora fu il successore del padre nei feudi numerosi che questi possedeva in ogni provincia del Reame. Si ritiene che fosse nato in Trivento nei primi anni del secolo XV.

Re Renato d'Angiò - cui Giacomo era stato devotissimo malgrado ne presagisse la poca fortuna - assegnò ad Antonio Caldora non solo il grado di Gran Contestabile tenuto dal padre, ma pur anche il titolo di Vicerè nelle provincie che ne seguivano le parti.

Il nuovo Conte di Trivento - nonchè Duca di Bari - era però assai dissimile da Giacomo. Avido ed avaro, non gli bastava nessuna somma che il pretendente gli spedisse; ed al pretendente non era nemmeno fedele. Valga l'episodio seguente. Re Renato stanziava a Nocera, Antonio nel suo splendido castello di Carpinone. Il Re lo manda a chiamare in soccorso. Non si muove. Muove, allora, il Re alla volta di Boiano e si accampa colà. Il Caldora accorre, ed al ponte della Tufara incontrano l'esercito aragonese. S'inizia la zuffa. Re Alfonso stava per essere preso,

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e con la cattura perdere il Regno, quando il Caldora, "venne con lo stocco in mano a comandare a suoi che si ritirassero, e ferendo quelli che non si voleano retirare. Re Renato sentendo questo, corse a trovarlo, e gli disse Duca che fai? Non vedi che la vittoria è nostra? alle quali parole egli rispose, Signore Vostra Maestà non sa il modo di guerreggiare Italiano; questi che fingono di fuggire cercano di tirarne a qualche agguato, perchè non c'è ragione, che fuggono, essendo maggior numero di noi. Assai è fatto per hoggi; il Re replicò, che dove andava la persona sua, poteva andare ancora egli, e le sue genti, e per ultimo il Caldora gli disse, che se Sua Maestà perdeva questo Regno, havea la Provenza, gl'altri Stati in Francia, ma s'egli perdea le sue genti, sarebbe stretto di andar mendicando" (368).

Dopo questo episodio - un vero "fattaccio" - che bene illustra la volgarità del Caldora, e l'avidità delle armi mercenarie, Re Renato fece convergere l'esercito a Napoli, ed ivi ordinò il giuramento di fedeltà alle milizie caldoresche.

Antonio, allora, mostrandosi offeso della diffidenza del principe, mandò ad offrire i propri servigi ad Alfonso d'Aragona, e trovò modo di tradire anche costui.

Dopo alcun tempo, infatti, Alessandro Sforza, avendo preso Ortona per Re Renato e fatto prigioniero Raimondo Caldora che n'era Castellano, non concesse ad Antonio il riscatto dello zio se non a condizione che tornasse egli stesso sotto le bandiere angioine; ed Antonio Caldora aderì, tradendo la causa aragonese di fresco abbracciata.

Re Alfonso, intanto, aveva preso Napoli, e costretto il rivale ad esulare; e, padrone omai del Reame, raccolse tutte le milizie per abbattere gli eserciti degli Sforza e de'Caldora che tenevano issata la bandiera d'Angiò. La battaglia ebbe luogo il 24 giugno 1442 nella pianura di Sessano; e nella mon. di Sessano nel III volume n'è data una particolare narrazione.

Giovanni Sforza riuscì a varcare le frontiere, Paolo di Sangro durante la pugna passò nel campo nemico aragonese determinandone la vittoria, e Antonio Caldora rimase sconfitto e prigioniero.

Ciò che accadde di lui nella sera della famosa giornata è esposto con ogni rilievo nella mon. di Carpinone nel III volume. Alfonso si limitò a dimezzargli il numero dei feudi, ed a privarlo di qualsiasi dignità feudale ed amministrativa.

Alfonso I re di Napoli morì il 26 giugno 1458, ed ebbe a successore Ferrante I. Due anni dopo, il duca Giovanni d'Angiò (figlio dell'ex-Re Renato), venne alla conquista del Regno; ma la fortuna non secondò le sue aspirazioni, e nel 1465 desistè dall'impresa.

Antonio Caldora, avendo spiegata bandiera angioina, fu tosto privato dei feudi, ed esulò dal Regno. Morì in lesi, nello Stato della S. Sede, lasciando alcuni figli avuti dalla seconda moglie (una de Lagny) dei quali non si ebbe più notizia (369).

NOTE ILLUSTRATIVE E BIBLIOGRAFICHE

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(368) Op. alla nota (67), a pag. 377. [(67) DI COSTANZO ANGELO. - Historia del Regno di Napoli divisa in XX libri, ecc. In Napoli. M.DCC.XXXV. Per Francesco Ricciardo. (Confr. a pag. 159).]

(369) Il Romanelli, a pag. 280 del I volume dell'op. alla nota (131) [(131) ROMANELLI DOMENICO. - Scoverte patrie di città distrutte, e di altre antichità nella regione frentana. Tomi due. Napoli, MDCCCV. Presso Vincenzo Cava. (Confr. tomo II, a pag. 480).], dice che, della famiglia Caldora, restò nel Reame Berlingieri, germano di Antonio, marito di Francesca di Riccardo di Ortona.

Berlingieri Caldora ebbe un figlio, a nome Giacomo, vivente nel 1495. Giacomo, due figli: Giovannantonio e Berlingieri, dei quale il primo rimase ucciso in giostra da Giantommaso Carafa, e il secondo morì annegato dopo il 1530, senza prole. Così la stirpe caldoresca ebbe fine.


Questa pagina: https://www.roangelo.net/molise/tufara.html
A cura di Robert [Wesley] Angelo

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